domenica 23 luglio 2017

Sull'interazione corpo-mente nella malattia

La malattia è una riduzione della propria capacità, della propria efficienza, è un vivere di meno, un poter fare di meno, secondo quello che uno invece pensa che potrebbe fare, che si sente “fatto per fare”.
Le malattie sono diverse come gravità e come aspetto: la malattia del cuore è diversa dalla malattia del fegato, diversa dalla malattia del pancreas...
Così le diverse realtà di profondità dell’uomo hanno malattie diverse con problematiche diverse. Come interferiscono tra di loro?
Importante è “gestire le malattie”. Uno sbaglio di gestione può portare delle conseguenze spiacevoli, un passaggio della malattia da un livello all’altro. 
La malattia fisica è il limite fisico percepito in tutti i campi del corpo, dal sentire di meno, vedere di meno, muoversi di meno, avere lo stomaco che non funziona...
La malattia fisica si può trasformare anche in una malattia mentale se, ad esempio, io non la accetto. Questo non vuol dire essere contenti di averla, vuol dire curarla nel modo più opportuno. Io accetto di avere mal di stomaco quando cambio la mia vita in modo opportuno.
La malattia fisica è importante dal punto di vista mentale, secondo l’appoggio che io ho sul

corpo. Che cosè l'appoggio sul corpo? «Io sono grande, sono bello, sono forte, perché il mio corpo è efficiente». Hemingway, quando vide la decadenza del suo corpo, si suicidò: non poteva più essere felice, non poteva più avere efficienza fisica: quello era un appoggio sul corpo! 
Il bambino è appoggiato sul corpo, perché è l’unica cosa di cui ha la percezione, ci vuole tempo perché arrivi ad appoggiarsi su qualcosa di più profondo. Anche l’adolescente è ancora molto appoggiato sul corpo. Se questo appoggio sul corpo resta, andando avanti negli anni per il maschio ad esempio viene un problema di pancia, ad una certa età cresce la pancia e questo disturba. A una certa età il maschio tende a diventare calvo e questo, se uno è appoggiato sul corpo, crea dei problemi psichici, mentali anche notevoli. Nella donna nasce il problema della decadenza fisica. Voi sapete come ci sono delle donne, che per mantenere l’efficienza fisica non badano a spese. E sapete quanta gente c’è che mangia su questo! 
L’appoggio sul corpo porta dei problemi mentali: se uno ha una malattia, se uno sente qualcosa che non va, può avere una reazione sproporzionata, nevrotica. Magari a 50 anni comincia a fare sport per riprendere quell’efficienza.

La donna che si dà a tutte le cure a non finire perché vuole mantenere quella bellezza e così via. La psicologia è piena di problemi familiari perché la figlia diventa sempre più bella e intanto la madre declina, e allora vengono fuori problemi di relazione che sono basati sul corpo. Diventano problemi mentali per via di questo appoggio sul corpo. 
C’è ancora un elemento nei confronti di sé: una umiliazione che io sento. Se io ho questo appoggio sul corpo, nella malattia mi sento umiliato, mi sento tradito. Nella nostra cultura c’è molto l’idea del corpo come uno schiavo che deve fare quello che io voglio: deve apparire quello che io voglio, deve rendere quello che io voglio, in campo ginnico, in campo sessuale, in campo estetico; in tutti i campi “io decido e lui deve fare quello che io ho deciso”. E questo rapporto col corpo, crea dei problemi mentali, perché il corpo fa quel che può.
La malattia fisica si può trasformare in una malattia mentale se, ad esempio, io non la accetto.
Io non accetto che mi sia venuta quella malattia, quindi tiro fuori delle resistenze, mi creo dei problemi, riduco la mia efficienza mentale psichica per colpa di una malattia fisica. 
(cfr Associazione Chicercatrova, prof. don Ezio Risatti, 11 settembre 2013)

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