martedì 21 agosto 2018

Vittorino Andreoli e i malati terminali


Può una malattia grave rendere le persone più “cattive”? E quanto la “cattiveria”, del paziente o dei familiari, può influire ed ostacolare i percorsi di cura? Secondo lo psichiatra Vittorino Andreoli, che non ama il termine “cattiveria” perché “la psichiatria e la psicologia devono cercare di capire, non di giudicare”, bisogna comprendere “il vissuto del paziente quando viene a sapere che l’unica sua attesa è quella della morte”.

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