domenica 23 luglio 2017

Salvezza e libertà

Secondo don Roberto Repole (presidente ATI - Associazione Teologica Italiana), oggi bisogna mostrare «come la salvezza, cioè la comunione che Dio offre agli uomini in Gesù, fa fiorire l’umano così come dovrebbe essere: capace cioè di donarsi, di consegnarsi a Dio e al prossimo».

Circa la questione se la salvezza possa essere un “privilegio” di tutti, il teologo va prudente. «Una equazione salvezza offerta a tutti uguale salvezza di tutti non è possibile farla.  Certamente, il disegno di Dio è salvifico, Dio non ha due progetti, cioè di dannazione e salvezza. Proprio perché il suo è un progetto di salvezza per l’umanità, esso comporta, però, anche la libertà degli uomini, cioè la possibilità di aderire al progetto, oppure di rifiutarsi».
Da questo punto di vista, «come dice il teologo von Balthasar possiamo sperare che l’inferno sia vuoto, così come allo stesso tempo possiamo dirci che l’affermazione circa il compimento dell’umano non è, dal punto di vista teologico, dello stesso tenore di un discorso sull’inferno. Ma non possiamo dire che la salvezza offerta da Dio a tutti andrà sicuramente a buon fine per tutti. Perché dire questo significherebbe compromettere la serietà della libertà degli uomini e dunque la serietà della nostra storia umana, nella drammaticità del rapporto tra uomo e Dio».

La libertà «è qualcosa di reale anche per Dio. Dio si rapporta a noi uomini, entrando a contatto con quella stessa libertà che Egli ci ha donato. Non siamo dei fantocci per Dio: proprio questo fa si che rimanga la possibilità per l’uomo di chiudersi alla proposta e all’offerta salvifica che Dio fa».

(tratto da Aleteia.org)

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