sabato 17 febbraio 2018

Che cosa è il dialogo?

Il dialogo è condividere all’altro qualcosa di personale, qualcosa di interiore. Non è semplicemente o soltanto “dove sono nato” e “che cosa ho fatto, ma è “come ho vissuto”, “cosa ho provato”, “che cosa è successo”, “in che modo quello che è successo mi ha fatto capire, mi ha interpellato, mi ha provocato”, e tutto questo narrato ad un “tu” che mi ascolta, che mi fa spazio. E, passo successivo: dialogo- ascolto, restituire al “tu” l’ascolto, fare spazio alla sua reazione e questo non è sempre facile, questo va costruito. Diceva un
pedagogista del 1700 che per educare bene un bambino bisognerebbe cominciare da quando nasce suo nonno. È un’affermazione impegnativa ma che, seppur datata di qualche secolo fa, ci aiuta a comprendere come nella storia di tutti noi “noi siamo preceduti”.
Noi siamo preceduti dal fatto che nasciamo figli dei nostri genitori, quindi la loro storia e le loro scelte ci caratterizzano perché ci influenzano dando il “la” alla nostra vita. Noi siamo preceduti perché il loro modo di vivere, di approcciare la vita, di considerare gli eventi e di dare senso agli eventi della vita, ci modella, ci plasma dai primi anni della vita in avanti e si trasforma, piano piano, in qualcosa di nostro.
Proviamo a pensare per esempio all’accento: se i nostri genitori in casa parlavano il loro dialetto con il loro accento, è probabile che un figlio capisca bene questo accento; magari parla anche qualche lingua e qualche volta succede che andando a scuola la sua pronuncia sia dissimile da quella richiesta dall’insegnante; questo è un esempio banale però ci aiuta a capire quanto noi veniamo modellati dal rapporto con i nostri genitori.
In questa interazione il linguaggio, quindi come si modula la parola dentro le relazioni, è un’esperienza che facciamo da quando nasciamo, perché da quando nasciamo veniamo fatti oggetto di parole che ci comunicano; forse non siamo in grado di capire il senso delle parole, però ci comunicano qualcosa e noi cominciamo a recepire.
Poi crescendo incominciamo a sviluppare anche una struttura in grado di elaborare il linguaggio, dare alle parole e agli oggetti i significati, e così via. 


(tratto dalla relazione Le parole più usate nelle relazioni intra-familiari: sono sempre utili? del 26 aprile 2017, del Prof. Flavio Crestanello, psicologo e psicoterapeuta, presso l'Associazione di volontariato Chicercatrova - Torino, C.so Peschiera, 192/a).

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