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giovedì 4 ottobre 2018

Dalla comunicazione alla relazione - 1


La comunicazione e la relazione sono come in un cerchio dove
la relazione influenza la comunicazione e viceversa.
Se con una persona si vive una relazione più stretta si comunica in un certo modo, si comunicano certe cose; con una persona con cui c’è una relazione più distaccata, più formale, si comunica in un altro modo.
Quindi la relazione genera una comunicazione, ma la comunicazione genera una relazione. Non è un cerchio chiuso, ma un cerchio che comincia dalla comunicazione e non dalla relazione. Se voglio modificare questo cerchio devo iniziare a modificare la comunicazione. Se a un ragazzo piace una ragazza, e vuole tentare di conquistarla, deve cambiare la comunicazione: incomincia a parlarle più frequentemente, a comunicare cose più profonde di sé ed ecco che, se l’altra parte ci sta, la relazione cambia. La comunicazione ha fatto cambiare la relazione. C’è un vicino di casa un po’ invadente; per cambiare la relazione con lui e tenerlo un pochino più distante, bisogna cambiare la comunicazione! Si comincia a comunicare in maniera più ridotta come quantità, come frequenza, e più superficiale come contenuto. Un po’ alla volta l’altro capisce.
Voglio cambiare la relazione, cambio la comunicazione. Dietro la comunicazione c’è un progetto, ma alla fine si traduce in relazione: comunichi in un certo modo, comunichi certi contenuti, ed ecco che la relazione cambia.
Il punto di partenza, da cui viene la relazione, è la comunicazione. Pensiamo a come cambia la comunicazione nell’evolversi di cinquant’anni e forse anche di più all’interno di una coppia! E come la comunicazione rilevata ad un dato momento della vita di quella coppia è profondamente significativa della relazione. Quando una coppia arriva a dire: “Non abbiamo più niente da dirci!”, significa che la relazione interessa molto meno; c’è differenza rispetto alla coppia che parla poco ma è affiatata, che comunica anche in silenzio. È diverso il silenzio di certe coppie dal silenzio di altre coppie.
Uno dei principi della comunicazione è “non si può non comunicare“, quindi anche il silenzio comunica. Comunicazione e relazione sono quindi in rapporto tra di loro ma la comunicazione è l’elemento che genera il tutto.
La comunicazione ha due elementi: uno di contenuto e l’altro di relazione.
Contenuto è: “che cosa dico”.
Relazione invece è: “che cosa stabilisco tra noi due”.
Testo tratto da una relazione del prof. E. Risatti tenuta presso il centro Chicercatrova di Torino)

martedì 25 settembre 2018

Psicologia: un approccio


Ecco uno schema di uomo che serve per indicare alcune cose:
Corpo – Sensibilità – Intelligenza – Volontà – Capacità Profonde – 
Relazioni fondamentali – Senso della propria vita – …………….
E’ una piramide con una serie di livelli di profondità che al fondo è rimasta aperta, continua… perché nessuno è mai arrivato fino al fondo dell’uomo, non potremo mai dire: «Questo è il fondo, più giù di così non si può andare».
L’elemento più superficiale è il corpo, poi man mano… , tutti sappiamo cos’è la sensibilità: è dove uno sente la gioia, le sofferenze, la paura, l’ansia, il desiderio, la speranza, tutte le varie emozioni. Poi abbiamo l’intelligenza: anche questa, grosso modo, sappiamo che cos’è. Dell’intelligenza e della volontà vedremo le caratteristiche. Poi abbiamo le capacità profonde. La più famosa delle capacità profonde è la capacità di amare, e quindi si comprende che cosa sono; ma c’è anche il senso della giustizia, il gusto della verità, la ricerca della libertà, e così via, sono tutte realtà profonde. Poi abbiamo le relazioni fondamentali che sono molto poche nella vita e scoprirle è un lavoro, non si scoprono per caso. E alla fine abbiamo il senso della propria vita: «Che ci stai a fare a questo mondo?»
  

lunedì 24 settembre 2018

Chi cerca, trova il suo centro




Spesso una dose di buona comunicazione mescolata con un pizzico di psicologia ci aiuta a vivere relazioni positive in famiglia, sul lavoro, con gli amici, in pubblico … anche sulla Rete. Il tutto va condito abbondantemente di spiritualità.
Psicologia, comunicazione spiritualità sono quindi tre “ingredienti” molto utili per vivere meglio, con se stessi e con gli altri.

sabato 17 febbraio 2018

Che cosa è il dialogo?


Il dialogo è condividere all’altro qualcosa di personale, qualcosa di interiore. Non è semplicemente o soltanto “dove sono nato” e “che cosa ho fatto”, ma è “come ho vissuto”, “cosa ho provato”, “che cosa è successo”, “in che modo quello che è successo mi ha fatto capire, mi ha interpellato, mi ha provocato”, e tutto questo narrato ad un “tu” che mi ascolta, che mi fa spazio. E, passo successivo: dialogo- ascolto, restituire al “tu” l’ascolto, fare spazio alla sua reazione e questo non è sempre facile, questo va costruito. Diceva un

domenica 23 luglio 2017

Rivoluzione digitale e globalizzazione


Che ne direste se dal 1492 con l'invenzione della stampa si fosse continuato a scrivere per mezzo degli amanuensi? Oggi abbiamo l'eccezionale scoperta di internet. Ecco una prima relazione sull'argomento. La nostra Associazione usa anche questo mezzo che permette una vera relazione tra persone di tutto il mondo. 
Ecco la prima parte di un incontro su tale argomento svolto dall'attuale presidente.

giovedì 29 gennaio 2015

Parola


Deriva dal latino parabola, che deriva a sua volta dal greco parabolé (allegoria, confronto, il mettere di fianco per confrontare).
La parola parola ha poi in seguito una storia curiosa: il latino parabola divenne in italiano antico paravola, col significato di insegnamento, similitudine, parabola del Vangelo. Ma poi il significato perse a poco a poco la connotazione specifica prendendo il significato più generico di detto, motto, concetto espresso con voce, insomma: parola.Tutto ciò fa pensare che quando parliamo, ci confrontiamo con altri.
A meno che si parli da soli.  Capita!
Esiste anche il termine Parola, usato nel senso di "parola di Dio", Bibbia.
La Parola è la seconda Persona della Santissima Trinità:  il Figlio che si è fatto uomo.  Corrisponde al greco Logos e al latino Verbum.

mercoledì 18 giugno 2014

4. Educarsi ed educare ai media


LA MEDIA EDUCATION  indica un’attività, educativa e didattica, finalizzata a sviluppare nei giovani una informazione e comprensione critica circa la natura e le categorie dei media, le tecniche da loro impiegate per costruire messaggi e produrre senso, i generi e i linguaggi specifici.

Prendiamo il caso della televisione:

La tv è sempre “pedagogica”. Ogni giorno, migliaia di stimoli visivi ed uditivi raggiungono le nostre menti. Ogni giorno, più o meno coscientemente, filtriamo questi messaggi per farci un’idea sul mondo, su quello che ci sta intorno, su quello che non conosciamo e spesso anche sul nostro mondo interiore.

domenica 15 giugno 2014

3. Social network. Un mondo da abitare



Terzo incontro a cura della dott.ssa Angela Silvestri, in data 9 giugno 2014:

Negli ultimi 15 anni siamo passati da una comunicazione dove i siti la facevano da padrone, ad una comunicazione molto relazionale, conversazionale dove, prima i blog e negli ultimi 10 anni i social network hanno riscosso successo perché hanno riorganizzato il modello di comunicazione dando una cittadinanza a dei bisogni di relazione che avevano le persone permettendo di continuare la relazione anche online. E hanno dato spazio a una delle istanze che in rete maggiormente è viva: quella della condivisione della conoscenza, permettendo di creare gruppi tra persone spazialmente lontane aggregate su interessi particolari.

domenica 1 giugno 2014

2. Siamo noi a cambiare i media o sono loro a cambiare noi? Una sfidaeducativa


Secondo incontro a cura della dott.ssa Angela Silvestri:

La volta scorsa abbiamo messo a fuoco il passaggio tra il vecchio e il nuovo non solo a livello di oggetti tecnologici, ma abbiamo cominciato ad accennare ad alcune trasformazioni avvenute nelle dinamiche sociali, culturali, antropologiche, identitarie.

Creatività

L' invenzion e in campo letterario si presenta come un insieme armonico di intelligenza   e sensibilit à, in cui gioca un ruolo importan...