Psicologia, comunicazione spiritualità sono quindi tre “ingredienti” molto utili per vivere meglio, con se stessi e con gli altri.
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lunedì 24 settembre 2018
venerdì 13 aprile 2018
Comunione col Mistero
venerdì 19 gennaio 2018
Diversi livelli di pace - 3
Man mano che scendiamo a gioie più profonde, ecco che noi vediamo come la gioia diventa più stabile: c’è questa gioia che man mano che diventa più profonda, diventa più lenta nella crescita e più lenta nello svanire. Ai livelli più profondi dell’essere di una persona, la gioia assume il nome di “pace”. I livelli più profondi della gioia dentro la persona hanno questa caratteristica, hanno questo sapore, hanno questa sensazione di pace! E diventano una realtà costante, di stato permanente. Man mano che si scende in profondità, quando si arriva molto profondo, la gioia prende questa caratteristica di pace.
Tanto per dare un’idea
della profondità di questa sensazione, è che arriva fin sotto ogni sensazione
di sofferenza e di dolore. Immaginate l’uomo come una
sfera, con una
spaccatura che è il dolore; questa spaccatura arriva giù molto profondo, ma non
arriva fino in fondo perché se no l’uomo sarebbe morto. L’uomo è ferito,
non è morto. L’uomo è una realtà bella, meravigliosa, stupenda, uscita dalle
mani di Dio come un capolavoro, con una ferita dentro di sé: non morto, ma
ferito! Questa ferita può arrivare profondamente, può arrivare giù: ci sono
delle sofferenze che sono molto profonde, veramente. Ma nessuna sofferenza
arriva a toccare il fondo, nessuna sofferenza arriva dall’altra parte.
Non è così semplice arrivarci, ma teoricamente, al di là di ogni sofferenza, uno può essere nella
pace. (dalla relazione “La pace: benessere dentro di sé” svolta dal prof. Ezio Risatti presso l’Associazione di volontariato Chicercatrova onlus – Torino).
giovedì 11 gennaio 2018
Che cercate?
Cercare indica qualcosa: si cerca qualcosa che non si ha. Il cercare è tipico dell’uomo che è fatto per un di più che non ha ancora, l’uomo cerca sempre di più, non è mai contento, è fatto per l’infinito, è desiderio, è il desiderio che cerca.
È importante sapere cosa cerchiamo. Ogni nostro agire è mosso da un cercare qualcosa, a meno che si stia fuggendo, allora non è un agire, ma un fuggire e normalmente il nostro agire non è un agire, è piuttosto un fuggire, una reazione, non un’azione. (www.gesuiti-villapizzone.it)
È importante sapere cosa cerchiamo. Ogni nostro agire è mosso da un cercare qualcosa, a meno che si stia fuggendo, allora non è un agire, ma un fuggire e normalmente il nostro agire non è un agire, è piuttosto un fuggire, una reazione, non un’azione. (www.gesuiti-villapizzone.it)
domenica 23 luglio 2017
Salvezza e libertà
Circa la questione se la salvezza possa essere un “privilegio” di tutti, il teologo va prudente. «Una equazione salvezza offerta a tutti uguale salvezza di tutti non è possibile farla. Certamente, il disegno di Dio è salvifico, Dio non ha due progetti, cioè di dannazione e salvezza. Proprio perché il suo è un progetto di salvezza per l’umanità, esso comporta, però, anche la libertà degli uomini, cioè la possibilità di aderire al progetto, oppure di rifiutarsi».
Il rischio dell'amore
viene la risposta, il VIAGGIO da intraprendere
per rispondere alla chiamata dell'Amore.
Cercare colui che ci ha già trovati.
Essendo molto densi sia il libro che la lettura, ci limitiamo a riportare qui un tratto della relazione seguito da un brano che fa pensare ...
Orizzonte di senso
Un
viaggio faticoso e insieme affascinante che, attraverso la domanda che
si fa consapevolezza, permette di lasciare il porto della noia e,
frantumando l’inganno della banalità, approdare a quell’orizzonte di senso cui l’umano, da sempre, è destinato.
(dalla quarta di copertina del libro).
lunedì 23 novembre 2015
Genesi. Una riflessione
"Il
Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che
aveva plasmato" (2,8). Dio ha collocato
l'uomo ad Oriente, dove sorge il Sole, fonte della vita. Allontanatisi
liberamente da quel giardino Adamo e Eva rimangono dis-orientati: staccatisi
dalla vita, cominciano a sperimentare il perdere la vita, ovvero il loro essere
per la morte.
domenica 28 giugno 2015
Da dove il male?
Ci domandiamo spesso: "Perché tanto male nel mondo?"
In quella Parola di profonda autorevolezza che è la Bibbia troviamo tutte le risposte - anche se si tratta di linguaggio analogico e che richiede la conoscenza dei vari generi letterari. In ogni caso è chiaro che il male non viene da Dio e tanto meno non indica che DIO NON CI SIA... giovedì 16 aprile 2015
Il deposito della fede
Questo annuncio si tramanda nei secoli. E’ il deposito della Fede. La chiesa ha il compito di custodire il deposito della fede.
mercoledì 7 gennaio 2015
La luce della fede
La fede cattolica consiste nella conoscenza e nella luce di Gesù Cristo; che è illuminazione dell’uomo, porta della vita, fondamento della salute eterna.
Se qualcuno non lo ha o lo ha abbandonato, è come se camminasse senza luce nelle tenebre e per luoghi pericolosi ad occhi chiusi; e sebbene splenda il lume della ragione, segue una guida cieca quando segue il proprio intelletto per capire i segreti celesti, come colui che intraprenda la costruzione della casa senza curarsi del fondamento, oppure, non avendo costruita la porta, cerca poi di entrare per il tetto.
Questo fondamento è Gesù, porta e luce che, mostrandosi agli erranti, indicò a tutti la luce della fede per la quale è ìpossibile ricercare il Dio sconosciuto, e ricercandolo credere, e credendo trovarl0.
(San Bernardino da Siena)
Questo fondamento è Gesù, porta e luce che, mostrandosi agli erranti, indicò a tutti la luce della fede per la quale è ìpossibile ricercare il Dio sconosciuto, e ricercandolo credere, e credendo trovarl0.
(San Bernardino da Siena)
giovedì 13 novembre 2014
La Luce che illumina ogni uomo
Propongo questo passo di Sant'Ambrogio, che mi pare molto "illuminante" circa il versetto delVangelo di Giovanni che afferma che Gesù è la vera luce che illumina ogni uomo.
Dilata il tuo cuore, va' incontro al sole dell'eterna luce «che illumina ogni uomo» (Gv 1, 9). Per certo quella luce vera splende a tutti. Ma se uno avrà chiuso le finestre, si priverà da se stesso della luce eterna. Allora, se tu chiudi la porta della tua mente, chiudi fuori anche Cristo. Benché possa entrare, nondimeno non vuole introdursi da importuno, non vuole costringere chi non vuole.
martedì 1 luglio 2014
Credere sì, credere no (segue)
Lunedì 30 giugno è proseguito il dibattito a cura delle dott. Angela Silvestri sul tema della relazione "E' ancora possibile essere cristiani oggi?" svolta presso il nostro Centro dal teologo Roberto Repole.
Vediamo alcune delle sfide legate alla nostra cultura.
Il disincanto del mondo C'è stato un tempo in cui si aveva la sensazione che tutto quello che capitava nel mondo avesse a che fare in un modo immediato con forze trascendenti questo mondo, una specie di mondo incantato. Oggi per mille motivi, non ultimo la ricerca scientifica, non viviamo più in un mondo incantato, neppure i credenti, perché riteniamo che appunto il mondo non è incantato.
Ci domandiamo: è possibile essere cristiani e affidarsi completamente a Dio in un mondo di questo tipo? Oggi “la fede è una scelta possibile, ma non unica”! oggi quella della fede è una possibilità che sta davanti alla possibilità uguale e contraria della “non–fede” della “non-credenza”. Anzi, ci sono dei non credenti che non solo non sono cattive persone, ma possono avere delle preoccupazioni etiche, una ricerca di bontà. Questo significa io credente so di dovermi continuamente confrontare con la possibilità uguale e contraria della non credenza, e tu non credente sai di poterti e doverti confrontare con la possibilità uguale e contraria della fede e della credenza, ma ci sentiamo tutti liberi di credere e di non credere. Oggi abbiamo “la società complessa”. Nel passato la dimensione religiosa strutturava la società in quanto tale. Oggi non è che non vi sia più spazio per la religione, ma c’è l’autonomia di diverse sfere. La politica si sente autonoma, l’economia si sente autonoma, la scienza si sente autonoma. «E’ il processo di secolarizzazione»; la religione non può più pretendere di unificare il tutto. L’economia in questi ultimi anni è diventata “una religione”!Noi ragioniamo oramai sulla base “dell’utile” o del “non-utile”. Non è che tutto è bello o va necessariamente per il bene. Ma dobbiamo riconoscere che se qualcuno vuol essere credente deve farlo in un mondo di questo tipo.
L’ultimo elemento è una “cultura democratica”. Una società non democratica spesso era una società in cui si poteva avere l’idea e la prospettiva che chi deteneva il potere lo deteneva addirittura in nome di Dio; oggi tutti respiriamo in un mondo secolarizzato che si rivela anche in questo aspetto, nella democrazia e nel fatto di dire: «Chi ha il potere ce l’ha perché gli deriva da altri uomini», perché sono gli uomini e non altro a decidere come organizzare la loro vita sociale.
Come ripensare la vita cristiana dentro questo mondo qui, in modo che possa essere plausibile, veritiera, sensata, anzitutto per chi è cristiano e possibilmente possa rappresentare una domanda, anche per chi cristiano non è, rompendo quella logica che spesso attraversa i nostri modi di parlare secondo cui chi è credente non pensa e chi pensa non è necessariamente credente? Una vita cristiana può essere vissuta oggi in tutta la pienezza soltanto se accetta di essere una vita pienamente responsabile, ma che nello stesso tempo sia abbandonata totalmente nella mani di Dio.
Forse è così anche proprio perché Dio vuole che gli uomini, che non sono dei fantocci, ma creature ad immagine di Dio, riescano a esprimere tutte quelle potenzialità che sono in loro potere e si prendano la responsabilità di tutto quello che è in loro potere e che non c’è niente di male ad essere cristiani, credenti, e a vivere così. Si può essere credenti sapendo che si ha un’intelligenza, un cuore, una fantasia, una creatività, per cercare, da credenti, tutte quelle soluzioni ai problemi miei, del mio fratello, dell’altro e del mondo intero che sono nella nostra possibilità di creare e di trovare.
Forse proprio questo tempo del disincanto del mondo ci manifesta ancor di più che il Dio di Gesù non è il grande burattinaio della storia, ma è Colui che ci ha voluti come persone capaci di assumerci delle responsabilità; quando c’è una malattia, un cataclisma, una povertà, è il segno che Dio non lo possiamo mettere in ballo come se fosse una cosa tra le altre: Dio è trascendente! E proprio per questo però questa responsabilità si deve accompagnare con l’abbandono “nelle Tue mani alla fine consegno il mio spirito”.
La vita cristiana può essere una vita veramente sensata nella misura in cui si sente interpellata a mettere a tema una dimensione profonda della fede che è la libertà! Se è vero che oggi si può essere credenti ma si può anche non essere credenti, questa stagione è la più adatta per riscoprire da cristiani che la fede è quell’atto di riconoscimento, di riconoscenza, è autenticamente cristiana quando è libera. Ci sono delle belle possibilità oggi. Questo è un tempo in cui riscopriamo che è possibile essere credenti mentre è possibile non essere credenti: forse è proprio quel tempo adatto (“Kairos”) per riscoprire che la fede è vera quando è libera.
In un tempo così, in cui si può essere credenti e non credenti e ugualmente interessati ai valori etici non sarà questo un tempo fondamentale per riscoprire che un cristiano è tenuto a mostrare con la sua vita che quella fede è una fede che lo umanizza, che lo rende più buono. Al credente è richiesta una carica profetica. Ciò che colpisce è che tra i cristiani di oggi ci sono persone che sono diventate competentissime in alcune scienze di questo mondo, diventando veramente anche delle personalità, e che continuano però ad avere una fede a livello dei bambini delle scuole elementari, perché non l’hanno più fatta crescere. Ed a un certo punto le due cose vanno in rotta di collisione necessariamente perché non si può essere iper-adulti in una qualche scienza in cui ci si è giustamente fatti una grandissima competenza e rimanere oggi dei bambini nelle cose della fede.
Diceva Agostino: “La fede se non è pensata, non è”!
Questo è ciò che un cristiano deve fare per sé ed è poi qualche cosa che ha da fare per altri nel momento in cui ha la pretesa, vorrei dire legittima, di essere un cittadino di questo mondo e di portare la sua visione del mondo come un’offerta perché possa essere sensata e vivibile anche per altri.
mercoledì 25 giugno 2014
Credere sì, credere no
(sulla traccia della relazione "Ha ancora senso essere cristiani oggi?" tenuta press il Centro culturale "Chicercatrova" dal teologo Roberto Repole in data 23 ottobre 2013 - prima parte )
Seduti in cerchio, in un incontro dialogato e sereno si è partiti da questa domanda: Il cristiano chi è?
Vediamo come cristiano è chi riconosce Gesù come il Figlio di Dio e perciò che riconosce nello spirito che Dio non è nient’altro che il Padre eterno di Gesù.
Per il cristiano Gesù è il Figlio di Dio e dunque il Signore di tutto ciò che esiste, anche dei non cristiani ..
Ma che significa riconoscere Gesù come il Signore?
Significa essere innestati nella Sua stessa vita, vivere la vita divina! Sono delle espressioni che in altri termini la Bibbia stessa e il Nuovo Testamento ci consegnano.
Vivere la vita di Gesù con la stessa dinamica con cui l'ha vissuta e l’ha attraversata lui, cioè con la dinamica della riconoscenza, della gratitudine e della fiducia che tutto ciò che viviamo è destinato al bene.
Ci soffermiamo ancora ragionando insieme nello sfatare alcuni equivoci:
Ma la fede è un dono!», quasi dando per scontato che qualcuno ce la può avere qualcun altro no.
Certo che la fede è un dono, ma è anche un atto di riconoscimento e perciò anche una vita di riconoscenza.
Gesù sì, Chiesa no. La vita cristiana , essendo un riconoscimento che siamo figli di uno stesso Padre, proprio per questo una vita fraterna
Gesù è il primogenito di molti fratelli, dice San Paolo, il primo di una cordata vasta quanto l’umanità intera di fratelli. Non si può riconoscere Gesù come unico Signore e vivere in riconoscenza essendo innestati in Lui se non vivendo una vita da fratelli con tutti gli altri che riconoscono Gesù come Signore e sono ugualmente innestati in Lui: appunto la Chiesa, che non è un optional. Se siamo veramente fratelli dobbiamo avere la stessa dignità.
La fraternità è diversa dall’uguaglianza; la fraternità comporta una diversità strutturale. Il fratelli non sono uguali, sono fratelli ma non identici.
La fraternità implica uno sguardo che parte non dall’alto ma dal basso; non dal più forte, ma dal più debole; non dal più fortunato ma dal più sfortunato. Chi vive la vita cristiana sa che deve vivere una vita fraterna e perciò responsabile.
E la responsabilità c’è quando tu guardi gli altri non a partire dal primo ma dall’ultimo, perché solo quando c’e anche l’ultimo siamo sicuri che ci sono tutti!
La vita cristiana è anche una vita in cui si guarda la realtà - la stessa in cui vivono tutti cristiani e non cristiani - dal punto di vista dell’invisibile Dio.
Il cristiano guarda la realtà, le montagne, il mare, la città, l’altro, il bambino portatore di handicap, l’anziano, tutto, dal punto di vista dell’invisibile Dio.
In un mondo dominato dalla scienza verrebbe da dire: «Allora il cristiano ha uno sguardo ideologico», perché lo sguardo veramente oggettivo sulla realtà è quello degli scienziati.
Ma anche gli scienziati guardano la realtà da un certo punto di vista: per scoprire delle cose si deve fare astrazione di molte altre.
Un geologo che va in montagna per fare i suoi studi di geologia guardando la roccia della montagna deve far astrazione di molte cose che la montagna gli offre: gli odori, i colori, la compagnia in cui si trova e deve concentrarsi sulla pietra facendo degli studi che gli permetteranno di avere uno sguardo su quella pietra, ma è frutto di tutta una astrazione che lui ha fatto.
Se nella stessa montagna ci va un poeta, la montagna è la stessa, ma gli occhi sono diversi e non si può dire che il poeta non veda nulla: vede dell’altro! Perché ha un paio di occhiali diversi.
Quindi non esiste un conflitto tra scienza e fede: si può essere scienziati e profondamente credenti, o scienziati e profondamente non credenti, il punto fondamentale è questo: riconoscere che è possibile uno sguardo sulla realtà dal punto di vista dell’invisibile Dio, uno sguardo che conserva la meraviglia per tutto quello che c’è e che potrebbe anche non esserci, a cominciare da noi stessi.
Si potrebbe ancora dire : «Però esiste il dolore, il male, la sofferenza». Nella misura in cui il cristiano ha uno sguardo così sulla realtà, ha una domanda fondamentale, che è proprio la domanda del: «Perché il male?».
Proprio perché vede le cose dal punto dell’invisibile Dio conserva davanti a Dio questa domanda, che nel cristiano è una domanda radicale, la domanda di Giobbe, che rimane lì nell’attesa che sia Dio alla fine dei tempi, a risolvere ciò che per noi rimane molto spesso una domanda: tutte le altre sono soluzioni di scorciatoia
Finché riusciamo a mantenere la domanda del male avremo ancora delle possibilità di parlare di Dio come di Colui che redimerà il male. Se troppo frettolosamente cancelliamo questa domanda anche con una teologia troppo spiccia, forse non rimane neppure spazio per parlare ancora di Dio. Il cristiano proprio perché guarda le cose dal punto dell’invisibile Dio, conserva più radicale che mai al cospetto di Dio la domanda del perché il male.
Quella del cristiano è la vita di chi vive nel mondo senza però essere del mondo.
Il cristiano è come tutti gli altri, mangia, dorme, si innamora, tiene delle relazioni, ha dei figli, lavora, lotta, soffre, gioisce (ricordiamo la lettera a Diogneto): fa la vita di tutti. Ma vive nel mondo sapendo che questo mondo, così come lo conosciamo e sperimentiamo, non è la totalità del suo destino. San Pietro dice che “i cristiani sono stranieri e pellegrini”.
Alcune sfide
Vediamo alcune delle sfide legate alla nostra cultura. Spesso si pensa che essere cristiani sia essere necessariamente meno intelligenti di altri. Ma non è lì che si misura l’intelligenza! Certo, i cristiani devono mostrare che c’è una plausibilità anche della loro vita anche in questo tempo. 1) “il disincanto del mondo”:
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